🛈 Annuncio
Ciao a tutti! Il forum Ubisoft generico è stato archiviato ed è accessibile in modalità sola lettura. Per parlare con altri giocatori, andate sulla nuova piattaforma.
  1. #1
    L'avatar di Burnerfigo Senior Member
    Registrato dal
    Apr 2008
    residenza
    So venexian, venexian da Santamarta la prima a sinistra co ti vardi su na carta
    Messaggi
    1,119
    ho ritenuto doveroso aprire questo topic, dopo quello che è successo questa mattina.

    Questo è ciò che ho postato su Facebook poco fa


    Ci sono giorni in cui ti svegli contento, perché già dal primo mattino puoi dare fondo alle tue passioni. Ci sono giorni in cui maledisci il mondo, ti penti di esserti svegliato, ti penti di aver avuto passione per qualcosa. Ci sono giorni in cui questi due sentimenti si mischiano. E a quel punto? Si resta in sospeso, increduli, in cerca di risposte; mille pensieri passano per la testa in una sola frazione di secondo.

    Questa mattina milioni di appassionati sono stati colpiti con incredibile forza e violenza, sono stati shockati da una tragedia. Lo stesso giorno altri milioni di persone sono state informate, incredule che la cronaca (nera) si fosse mischiata con lo sport. Per chi non lo sapesse, questa mattina un grande campione, ci ha lasciato per sempre. Una grande promessa che non sarà mai mantenuta. Questa mattina è morto Marco Simoncelli.

    Italia, ore 10.05 ca: a Sepang sono le 16.05, la gara è già partita e si avvia alla conclusione del suo 2° giro. Nonostante sia solo l'inizio è già molto accesa; non tanto davanti, dove le tre Honda ufficiali hanno già preso il largo, ma subito dietro dove è grande bagarre tra Marco Simoncelli ed Alvaro Bautista. Succede però qualcosa di strano. Simoncelli perde aderenza sull'anteriore. La fisica dovrebbe naturalmente indurre la moto a cadere e partire verso l'esterno della curva, verso la sabbia, verso la via di fuga. E invece no. Forse le gomme troppo fredde - è da inizio stagione che si espone il problema di pneumatici che non entrano in temperatura da subito e che danno grossi problemi di aderenza -, forse l'elettronica, che tiene su la moto, nonostante sia destinata a cadere, o forse la tenacia e la combattività di un pilota, che proprio non ci sta a cadere al secondo giro, dopo il suo secondo podio in MotoGp, in una gara - la scorsa - che lo aveva visto arrivare secondo, sapendo che potrebbe - in questa - giocarsela con i primi e magari raggiungere il tanto agognato primo gradino di quel podio. Succede che la moto resta a fatica in piedi, in piega e, dopo una traiettoria larghissima, rientra, verso la corda della curva. Ma la piega è troppo accentuata, la moto è quasi parallela all'asfalto, ma ancora può correre. Ma non sei l'unico in pista, anzi sei sesto e dietro di te sopraggiungono Colin Edwards (Yamaha Tech3) e Valentino Rossi, il tuo amico, il tuo compagno, un tuo rivale, quello di cui tutti dicono tu sia l'erede. Ma non puoi vederli e non puoi nemmeno cambiare traiettoria. E a quella velocità e in quel punto non possono farlo neanche loro. È un attimo. Tutto racchiuso in un istante. Marco Simoncelli viene inevitabilmente travolto da quelle due moto, che sopraggiungono a più di 200 all'ora. Prima arriva la Yamaha di Edwards che centra moto e pilota, poi la Ducati di Rossi che centra la parte alta del corpo. Il casco si slaccia e Simoncelli resta immobile in pista. È subito bandiera rossa, gara interrotta. L'unico sentimento che subentra in questi momenti è l'angoscia. I primi 5 piloti non sanno niente, non possono sapere niente. Vedono solo una bandiera rossa sventolata a bordo pista e si chiedono perché; domanda che viene alimentata dall'ordine di lasciare subito la pista. Cosa può essere successo? Dubbi più angosciosi investono i piloti che hanno visto l'incidente davanti a loro, e quelli che, a 200 e passa all'ora, hanno visto un corpo immobile, steso in pista senza casco. Da quel momento inizia l'angoscia per tutti. Tutti i piloti vengono a sapere cosa è successo. Degli altri due coinvolti si hanno le immagini di uno solo: Valentino Rossi (Colin Edwards è stato portato in clinica mobile, per accertamenti - si scoprirà poi che ha rimediato una lussazione alla spalla -). Un volto, quello di Rossi, trasfigurato dal dolore e dall'angoscia. Lui, che su una moto coinvolta c'era, ha già il sospetto che sia successo qualcosa di irrimediabile. Nel paddock si respira un'atmosfera irreale. Un silenzio che sembra impossibile sentire in un ambiente nel quale tutti sono sempre al lavoro e in cui i motori ruggiscono anche a moto ferme e in cui la gente parla, anche a fine turno. La gara, intanto, è stata cancellata

    Questi sentimenti durano per quasi un'ora, misti alla speranza a cui molti sono aggrappati, memori dell'incidente occorso più di vent'anni prima a Franco Uncini, oggi responsabile della Safety Commision (l'organo che controlla la sicurezza dei circuiti ad ogni gara).
    Alcune situazioni però fanno presagire il peggio. Si vede Paolo Simoncelli (padre del pilota) scuotere la testa con mestizia, fuori dal centro medico. Arriva poi un elicottero per trasportare Simoncelli in un ospedale, certamente più attrezzato per questo tipo di situazioni. Paolo , medico della clinica mobile, aumenta i dubbi e diminuisce le speranze, dichiarando che quando è stato portato da loro era già in arresto cardio-respiratorio e con dei segni di gomma sul collo che proprio non gli piacevano.

    Italia, ore 10.56: in Malesia sono le 16.56. Le immagini parlano chiaro: Paolo Simoncelli abbraccia Aligi Deganello (capotecnico di Simoncelli) e scoppiano in un pianto doloroso. A dare l'annuncio (ancora ufficioso) all'Italia èi contento, perché già dal primo mattino puoi dare fondo alle tue passioni. Ci sono giorni in cui maledisci il mondo, ti penti di esserti svegliato, ti penti di aver avuto passione per qualcosa. Ci sono giorni in cui questi due sentimenti si mischiano. E a quel punto? Si resta in sospeso, increduli, in cerca di risposte; mille pensieri passano per la testa in una sola frazione di secondo.

    Questa mattina milioni di appassionati sono stati colpiti con incredibile forza e violenza, sono stati shockati da una tragedia. Lo stesso giorno altri milioni di persone sono state informate, incredule che la cronaca (nera) si fosse mischiata con lo sport. Per chi non lo sapesse, questa mattina un grande campione, ci ha lasciato per sempre. Una grande promessa che non sarà mai mantenuta. Questa mattina è morto Marco Simoncelli.

    Italia, ore 10.05 ca: a Sepang sono le 16.05, la gara è già partita e si avvia alla conclusione del suo 2° giro. Nonostante sia solo l'inizio è già molto accesa; non tanto davanti, dove le tre Honda ufficiali hanno già preso il largo, ma subito dietro dove è grande bagarre tra Marco Simoncelli ed Alvaro Bautista. Succede però qualcosa di strano. Simoncelli perde aderenza sull'anteriore. La fisica dovrebbe naturalmente indurre la moto a cadere e partire verso l'esterno della curva, verso la sabbia, verso la via di fuga. E invece no. Forse le gomme troppo fredde - è da inizio stagione che si espone il problema di pneumatici che non entrano in temperatura da subito e che danno grossi problemi di aderenza -, forse l'elettronica, che tiene su la moto, nonostante sia destinata a cadere, o forse la tenacia e la combattività di un pilota, che proprio non ci sta a cadere al secondo giro, dopo il suo secondo podio in MotoGp, in una gara - la scorsa - che lo aveva visto arrivare secondo, sapendo che potrebbe - in questa - giocarsela con i primi e magari raggiungere il tanto agognato primo gradino di quel podio. Succede che la moto resta a fatica in piedi, in piega e, dopo una traiettoria larghissima, rientra, verso la corda della curva. Ma la piega è troppo accentuata, la moto è quasi parallela all'asfalto, ma ancora può correre. Ma non sei l'unico in pista, anzi sei sesto e dietro di te sopraggiungono Colin Edwards (Yamaha Tech3) e Valentino Rossi, il tuo amico, il tuo compagno, un tuo rivale, quello di cui tutti dicono tu sia l'erede. Ma non puoi vederli e non puoi nemmeno cambiare traiettoria. E a quella velocità e in quel punto non possono farlo neanche loro. È un attimo. Tutto racchiuso in un istante. Marco Simoncelli viene inevitabilmente travolto da quelle due moto, che sopraggiungono a più di 200 all'ora. Prima arriva la Yamaha di Edwards che centra moto e pilota, poi la Ducati di Rossi che centra la parte alta del corpo. Il casco si slaccia e Simoncelli resta immobile in pista. È subito bandiera rossa, gara interrotta. L'unico sentimento che subentra in questi momenti è l'angoscia. I primi 5 piloti non sanno niente, non possono sapere niente. Vedono solo una bandiera rossa sventolata a bordo pista e si chiedono perché; domanda che viene alimentata dall'ordine di lasciare subito la pista. Cosa può essere successo? Dubbi più angosciosi investono i piloti che hanno visto l'incidente davanti a loro, e quelli che, a 200 e passa all'ora, hanno visto un corpo immobile, steso in pista senza casco. Da quel momento inizia l'angoscia per tutti. Tutti i piloti vengono a sapere cosa è successo. Degli altri due coinvolti si hanno le immagini di uno solo: Valentino Rossi (Colin Edwards è stato portato in clinica mobile, per accertamenti - si scoprirà poi che ha rimediato una lussazione alla spalla -). Un volto, quello di Rossi, trasfigurato dal dolore e dall'angoscia. Lui, che su una moto coinvolta c'era, ha già il sospetto che sia successo qualcosa di irrimediabile. Nel paddock si respira un'atmosfera irreale. Un silenzio che sembra impossibile sentire in un ambiente nel quale tutti sono sempre al lavoro e in cui i motori ruggiscono anche a moto ferme e in cui la gente parla, anche a fine turno. La gara, intanto, è stata cancellata

    Questi sentimenti durano per quasi un'ora, misti alla speranza a cui molti sono aggrappati, memori dell'incidente occorso più di vent'anni prima a Franco Uncini, oggi responsabile della Safety Commision (l'organo che controlla la sicurezza dei circuiti ad ogni gara).
    Alcune situazioni però fanno presagire il peggio. Si vede Paolo Simoncelli (padre del pilota) scuotere la testa con mestizia, fuori dal centro medico. Arriva poi un elicottero per trasportare Simoncelli in un ospedale, certamente più attrezzato per questo tipo di situazioni. Un medico della clinica mobile, aumenta i dubbi e diminuisce le speranze, dichiarando che quando è stato portato da loro era già in arresto cardio-respiratorio e con dei segni di gomma sul collo che proprio non gli piacevano.

    Italia, ore 10.56: in Malesia sono le 16.56. Le immagini parlano chiaro: Paolo Simoncelli abbraccia Aligi Deganello (capotecnico di Simoncelli) e scoppiano in un pianto doloroso. A dare l'annuncio (ancora ufficioso) all'Italia è Paolo Beltramo, grande amico del "Sic"; insieme avevano scritto la sua biografia, insieme tenevano una rubrica di posta al pilota ad ogni gran premio. Per lui era un fratello minore. Marco Simoncelli è morto. Guido Meda, in cronaca, (Loris Reggiani ormai tace da molto tempo, forse non è neanche nello studio) aspetta l'ufficialità di un comunicato che arriva subito qualche istante dopo. Aveva 24 anni. E una grande carriera davanti, cominciata già molto bene. Una grande promessa che non sarà mai mantenuta.

    Attorno a questo evento spuntano come funghi polemiche e ricordi. Le polemiche sono sterili e inutili, in una giornata in cui lo sport si ferma, almeno con la testa. I servizi dei telegiornali sono doverosi, per dovere di cronaca, ma bisogna vedere come vengono fatti. A mio modesto parere i tg di Mediaset (più vicini, in quanto il motomondiale viene trasmesso su Italia 1), soprattutto Studio Aperto - stranamete - sono i migliori. In effetti la redazione di Sport Mediaset lo conosceva molto bene e molti erano suoi amici (specialmente Beltramo). I tg Rai sono invece un po' sterili (il Tg1 ha fatto forse il peggior servizio, il Tg3 ha fatto il suo dovere di cronaca), ma Raisport fornisce il miglior tributo a Simoncelli; un servizio di approfondimento realizzato qualche settimana prima da un suo amico giornalista, il quale aveva seguito un'intera giornata di SuperSic, per vedere un po' com'era la vita nei paddock e fuori dalla pista, montando alla fine delle interviste divertenti in cui il campione si lasciava un po' andare, visto il clima familiare. Ed è lo stesso giornalista a realizzare un altro servizio per il Tg1, per raccontare cosa era Marco Simoncelli. Il motivo, forse, per cui mancherà a tutti noi è perché lui era trasparente e non ha mai nascosto le sue emozioni e i suoi pensieri dietro alla diplomazia (e forse all'ipocrisia) tipica del mondo dello sport (e anche di questo). Per questo molti lo conoscevano senza neanche averlo mai visto. Una persona così mancherà molto a lungo al paddock del motomondiale. E sarà difficile finire questa stagione o anche solo cavalcare una moto.

    Addio per sempre SuperSic.
    Share this post

  2. #2
    L'avatar di Burnerfigo Senior Member
    Registrato dal
    Apr 2008
    residenza
    So venexian, venexian da Santamarta la prima a sinistra co ti vardi su na carta
    Messaggi
    1,119
    ho ritenuto doveroso aprire questo topic, dopo quello che è successo questa mattina.

    Questo è ciò che ho postato su Facebook poco fa


    Ci sono giorni in cui ti svegli contento, perché già dal primo mattino puoi dare fondo alle tue passioni. Ci sono giorni in cui maledisci il mondo, ti penti di esserti svegliato, ti penti di aver avuto passione per qualcosa. Ci sono giorni in cui questi due sentimenti si mischiano. E a quel punto? Si resta in sospeso, increduli, in cerca di risposte; mille pensieri passano per la testa in una sola frazione di secondo.

    Questa mattina milioni di appassionati sono stati colpiti con incredibile forza e violenza, sono stati shockati da una tragedia. Lo stesso giorno altri milioni di persone sono state informate, incredule che la cronaca (nera) si fosse mischiata con lo sport. Per chi non lo sapesse, questa mattina un grande campione, ci ha lasciato per sempre. Una grande promessa che non sarà mai mantenuta. Questa mattina è morto Marco Simoncelli.

    Italia, ore 10.05 ca: a Sepang sono le 16.05, la gara è già partita e si avvia alla conclusione del suo 2° giro. Nonostante sia solo l'inizio è già molto accesa; non tanto davanti, dove le tre Honda ufficiali hanno già preso il largo, ma subito dietro dove è grande bagarre tra Marco Simoncelli ed Alvaro Bautista. Succede però qualcosa di strano. Simoncelli perde aderenza sull'anteriore. La fisica dovrebbe naturalmente indurre la moto a cadere e partire verso l'esterno della curva, verso la sabbia, verso la via di fuga. E invece no. Forse le gomme troppo fredde - è da inizio stagione che si espone il problema di pneumatici che non entrano in temperatura da subito e che danno grossi problemi di aderenza -, forse l'elettronica, che tiene su la moto, nonostante sia destinata a cadere, o forse la tenacia e la combattività di un pilota, che proprio non ci sta a cadere al secondo giro, dopo il suo secondo podio in MotoGp, in una gara - la scorsa - che lo aveva visto arrivare secondo, sapendo che potrebbe - in questa - giocarsela con i primi e magari raggiungere il tanto agognato primo gradino di quel podio. Succede che la moto resta a fatica in piedi, in piega e, dopo una traiettoria larghissima, rientra, verso la corda della curva. Ma la piega è troppo accentuata, la moto è quasi parallela all'asfalto, ma ancora può correre. Ma non sei l'unico in pista, anzi sei sesto e dietro di te sopraggiungono Colin Edwards (Yamaha Tech3) e Valentino Rossi, il tuo amico, il tuo compagno, un tuo rivale, quello di cui tutti dicono tu sia l'erede. Ma non puoi vederli e non puoi nemmeno cambiare traiettoria. E a quella velocità e in quel punto non possono farlo neanche loro. È un attimo. Tutto racchiuso in un istante. Marco Simoncelli viene inevitabilmente travolto da quelle due moto, che sopraggiungono a più di 200 all'ora. Prima arriva la Yamaha di Edwards che centra moto e pilota, poi la Ducati di Rossi che centra la parte alta del corpo. Il casco si slaccia e Simoncelli resta immobile in pista. È subito bandiera rossa, gara interrotta. L'unico sentimento che subentra in questi momenti è l'angoscia. I primi 5 piloti non sanno niente, non possono sapere niente. Vedono solo una bandiera rossa sventolata a bordo pista e si chiedono perché; domanda che viene alimentata dall'ordine di lasciare subito la pista. Cosa può essere successo? Dubbi più angosciosi investono i piloti che hanno visto l'incidente davanti a loro, e quelli che, a 200 e passa all'ora, hanno visto un corpo immobile, steso in pista senza casco. Da quel momento inizia l'angoscia per tutti. Tutti i piloti vengono a sapere cosa è successo. Degli altri due coinvolti si hanno le immagini di uno solo: Valentino Rossi (Colin Edwards è stato portato in clinica mobile, per accertamenti - si scoprirà poi che ha rimediato una lussazione alla spalla -). Un volto, quello di Rossi, trasfigurato dal dolore e dall'angoscia. Lui, che su una moto coinvolta c'era, ha già il sospetto che sia successo qualcosa di irrimediabile. Nel paddock si respira un'atmosfera irreale. Un silenzio che sembra impossibile sentire in un ambiente nel quale tutti sono sempre al lavoro e in cui i motori ruggiscono anche a moto ferme e in cui la gente parla, anche a fine turno. La gara, intanto, è stata cancellata

    Questi sentimenti durano per quasi un'ora, misti alla speranza a cui molti sono aggrappati, memori dell'incidente occorso più di vent'anni prima a Franco Uncini, oggi responsabile della Safety Commision (l'organo che controlla la sicurezza dei circuiti ad ogni gara).
    Alcune situazioni però fanno presagire il peggio. Si vede Paolo Simoncelli (padre del pilota) scuotere la testa con mestizia, fuori dal centro medico. Arriva poi un elicottero per trasportare Simoncelli in un ospedale, certamente più attrezzato per questo tipo di situazioni. Paolo , medico della clinica mobile, aumenta i dubbi e diminuisce le speranze, dichiarando che quando è stato portato da loro era già in arresto cardio-respiratorio e con dei segni di gomma sul collo che proprio non gli piacevano.

    Italia, ore 10.56: in Malesia sono le 16.56. Le immagini parlano chiaro: Paolo Simoncelli abbraccia Aligi Deganello (capotecnico di Simoncelli) e scoppiano in un pianto doloroso. A dare l'annuncio (ancora ufficioso) all'Italia èi contento, perché già dal primo mattino puoi dare fondo alle tue passioni. Ci sono giorni in cui maledisci il mondo, ti penti di esserti svegliato, ti penti di aver avuto passione per qualcosa. Ci sono giorni in cui questi due sentimenti si mischiano. E a quel punto? Si resta in sospeso, increduli, in cerca di risposte; mille pensieri passano per la testa in una sola frazione di secondo.

    Questa mattina milioni di appassionati sono stati colpiti con incredibile forza e violenza, sono stati shockati da una tragedia. Lo stesso giorno altri milioni di persone sono state informate, incredule che la cronaca (nera) si fosse mischiata con lo sport. Per chi non lo sapesse, questa mattina un grande campione, ci ha lasciato per sempre. Una grande promessa che non sarà mai mantenuta. Questa mattina è morto Marco Simoncelli.

    Italia, ore 10.05 ca: a Sepang sono le 16.05, la gara è già partita e si avvia alla conclusione del suo 2° giro. Nonostante sia solo l'inizio è già molto accesa; non tanto davanti, dove le tre Honda ufficiali hanno già preso il largo, ma subito dietro dove è grande bagarre tra Marco Simoncelli ed Alvaro Bautista. Succede però qualcosa di strano. Simoncelli perde aderenza sull'anteriore. La fisica dovrebbe naturalmente indurre la moto a cadere e partire verso l'esterno della curva, verso la sabbia, verso la via di fuga. E invece no. Forse le gomme troppo fredde - è da inizio stagione che si espone il problema di pneumatici che non entrano in temperatura da subito e che danno grossi problemi di aderenza -, forse l'elettronica, che tiene su la moto, nonostante sia destinata a cadere, o forse la tenacia e la combattività di un pilota, che proprio non ci sta a cadere al secondo giro, dopo il suo secondo podio in MotoGp, in una gara - la scorsa - che lo aveva visto arrivare secondo, sapendo che potrebbe - in questa - giocarsela con i primi e magari raggiungere il tanto agognato primo gradino di quel podio. Succede che la moto resta a fatica in piedi, in piega e, dopo una traiettoria larghissima, rientra, verso la corda della curva. Ma la piega è troppo accentuata, la moto è quasi parallela all'asfalto, ma ancora può correre. Ma non sei l'unico in pista, anzi sei sesto e dietro di te sopraggiungono Colin Edwards (Yamaha Tech3) e Valentino Rossi, il tuo amico, il tuo compagno, un tuo rivale, quello di cui tutti dicono tu sia l'erede. Ma non puoi vederli e non puoi nemmeno cambiare traiettoria. E a quella velocità e in quel punto non possono farlo neanche loro. È un attimo. Tutto racchiuso in un istante. Marco Simoncelli viene inevitabilmente travolto da quelle due moto, che sopraggiungono a più di 200 all'ora. Prima arriva la Yamaha di Edwards che centra moto e pilota, poi la Ducati di Rossi che centra la parte alta del corpo. Il casco si slaccia e Simoncelli resta immobile in pista. È subito bandiera rossa, gara interrotta. L'unico sentimento che subentra in questi momenti è l'angoscia. I primi 5 piloti non sanno niente, non possono sapere niente. Vedono solo una bandiera rossa sventolata a bordo pista e si chiedono perché; domanda che viene alimentata dall'ordine di lasciare subito la pista. Cosa può essere successo? Dubbi più angosciosi investono i piloti che hanno visto l'incidente davanti a loro, e quelli che, a 200 e passa all'ora, hanno visto un corpo immobile, steso in pista senza casco. Da quel momento inizia l'angoscia per tutti. Tutti i piloti vengono a sapere cosa è successo. Degli altri due coinvolti si hanno le immagini di uno solo: Valentino Rossi (Colin Edwards è stato portato in clinica mobile, per accertamenti - si scoprirà poi che ha rimediato una lussazione alla spalla -). Un volto, quello di Rossi, trasfigurato dal dolore e dall'angoscia. Lui, che su una moto coinvolta c'era, ha già il sospetto che sia successo qualcosa di irrimediabile. Nel paddock si respira un'atmosfera irreale. Un silenzio che sembra impossibile sentire in un ambiente nel quale tutti sono sempre al lavoro e in cui i motori ruggiscono anche a moto ferme e in cui la gente parla, anche a fine turno. La gara, intanto, è stata cancellata

    Questi sentimenti durano per quasi un'ora, misti alla speranza a cui molti sono aggrappati, memori dell'incidente occorso più di vent'anni prima a Franco Uncini, oggi responsabile della Safety Commision (l'organo che controlla la sicurezza dei circuiti ad ogni gara).
    Alcune situazioni però fanno presagire il peggio. Si vede Paolo Simoncelli (padre del pilota) scuotere la testa con mestizia, fuori dal centro medico. Arriva poi un elicottero per trasportare Simoncelli in un ospedale, certamente più attrezzato per questo tipo di situazioni. Un medico della clinica mobile, aumenta i dubbi e diminuisce le speranze, dichiarando che quando è stato portato da loro era già in arresto cardio-respiratorio e con dei segni di gomma sul collo che proprio non gli piacevano.

    Italia, ore 10.56: in Malesia sono le 16.56. Le immagini parlano chiaro: Paolo Simoncelli abbraccia Aligi Deganello (capotecnico di Simoncelli) e scoppiano in un pianto doloroso. A dare l'annuncio (ancora ufficioso) all'Italia è Paolo Beltramo, grande amico del "Sic"; insieme avevano scritto la sua biografia, insieme tenevano una rubrica di posta al pilota ad ogni gran premio. Per lui era un fratello minore. Marco Simoncelli è morto. Guido Meda, in cronaca, (Loris Reggiani ormai tace da molto tempo, forse non è neanche nello studio) aspetta l'ufficialità di un comunicato che arriva subito qualche istante dopo. Aveva 24 anni. E una grande carriera davanti, cominciata già molto bene. Una grande promessa che non sarà mai mantenuta.

    Attorno a questo evento spuntano come funghi polemiche e ricordi. Le polemiche sono sterili e inutili, in una giornata in cui lo sport si ferma, almeno con la testa. I servizi dei telegiornali sono doverosi, per dovere di cronaca, ma bisogna vedere come vengono fatti. A mio modesto parere i tg di Mediaset (più vicini, in quanto il motomondiale viene trasmesso su Italia 1), soprattutto Studio Aperto - stranamete - sono i migliori. In effetti la redazione di Sport Mediaset lo conosceva molto bene e molti erano suoi amici (specialmente Beltramo). I tg Rai sono invece un po' sterili (il Tg1 ha fatto forse il peggior servizio, il Tg3 ha fatto il suo dovere di cronaca), ma Raisport fornisce il miglior tributo a Simoncelli; un servizio di approfondimento realizzato qualche settimana prima da un suo amico giornalista, il quale aveva seguito un'intera giornata di SuperSic, per vedere un po' com'era la vita nei paddock e fuori dalla pista, montando alla fine delle interviste divertenti in cui il campione si lasciava un po' andare, visto il clima familiare. Ed è lo stesso giornalista a realizzare un altro servizio per il Tg1, per raccontare cosa era Marco Simoncelli. Il motivo, forse, per cui mancherà a tutti noi è perché lui era trasparente e non ha mai nascosto le sue emozioni e i suoi pensieri dietro alla diplomazia (e forse all'ipocrisia) tipica del mondo dello sport (e anche di questo). Per questo molti lo conoscevano senza neanche averlo mai visto. Una persona così mancherà molto a lungo al paddock del motomondiale. E sarà difficile finire questa stagione o anche solo cavalcare una moto.

    Addio per sempre SuperSic.
    Share this post

  3. #3
    L'avatar di JokerSte1972 Senior Member
    Registrato dal
    Sep 2009
    residenza
    … vedi io non sono un mostro… sono solo in anticipo sul percorso!!
    Messaggi
    4,111
    bravo burner......requiescat
    Share this post

  4. #4
    bravo burner, 1 minuto di silenzio per il nostro mito nel giorno della sua ultima caduta dalla sua passione. ke il suo spirito possa vincere l'ultima gara
    Share this post

  5. #5
    L'avatar di Vakkovich Junior Member
    Registrato dal
    Jan 2010
    residenza
    I computer sono delle macchine stupidissime, sta a noi farle funzionare.
    Messaggi
    0
    Non vorrei creare una polemica, ma "cagare" una persona solo dopo che questa sia morta non mi sembra mmmm...giusto?
    Solo un paio di nomi
    Michael Jackson
    Amy Whinehouse
    Raimondo Vianello
    Sandra Mondaini
    Mike Bongiorno
    Steve Jobs

    Non dico che non mi dispiaccia, ma idolatrare una persona solo dopo la sua morte quando il giorno prima non la si cagava di striscio mi sembra da idioti.
    Share this post

  6. #6
    L'avatar di Burnerfigo Senior Member
    Registrato dal
    Apr 2008
    residenza
    So venexian, venexian da Santamarta la prima a sinistra co ti vardi su na carta
    Messaggi
    1,119
    io veramente ero e sono un suo grande ammiratore, anche se qui e in altri contesti non l'ho mai fatto vedere. Per dirti, mi ricordo ancora un episodio divertente di quando lui era solo in 125 e non so quanti qui possano dirlo (senza offesa per nessuno). Anche perché un altro talento così in Italia, più o meno della sua età, non c'è (io non credo che Dovizioso riuscirà a vincere un mondiale in MotoGp, vista la concorrenza).

    Poi con gli altri che tu hai detto forse è in parte vero, tranne che per Mike, un conduttore immenso che non ha avuto pari tra gli altri conduttori storici (Pippo Baudo chi sei?) e forse ha pochi eredi adesso (uno su tutti Gerry Scotti) e che ha avuto il merito di portare la tv nelle case degli italiani.

    Con questo chiudo l'OT
    Share this post

  7. #7
    L'avatar di Fury41 Senior Member
    Registrato dal
    Jun 2009
    residenza
    When the truth finally dawns, it dawns in fire. 11.11.11
    Messaggi
    7,860
    Vacco, colpisce anche chi non lo conosceva

    La scena è stata terribile... l'hai descritta benissimo...
    Share this post

  8. #8
    nn per dire vakko ma io non mai cagato nessuno di quelli ke hai deto , ne prima ne dopo la loro morte (forse steve jobs). Ma ho idolatrato persone ke hanno fatto più storia come , non so, jimi hendrix, o sto idolatrando slash
    Share this post

  9. #9
    L'avatar di Fury41 Senior Member
    Registrato dal
    Jun 2009
    residenza
    When the truth finally dawns, it dawns in fire. 11.11.11
    Messaggi
    7,860
    Mi citi Slash parlando di persone che hanno fatto la storia?

    Gioventù bruciata...
    Share this post

  10. #10
    <BLOCKQUOTE class="ip-ubbcode-quote"><div class="ip-ubbcode-quote-title">quote:</div><div class="ip-ubbcode-quote-content">Originariamente postato da Nico.97:
    nn per dire vakko ma io non mai cagato nessuno di quelli ke hai deto , ne prima ne dopo la loro morte (forse steve jobs). Ma ho idolatrato persone ke hanno fatto più storia come , non so, jimi hendrix, o sto idolatrando slash </div></BLOCKQUOTE>


    .......
    Share this post